Pietro Annigoni

Un artista imprescindibile
Vittorio Sgarbi ha detto di lui:
« ...Pietro Annigoni per esempio, che dell'arte, direi della comunicazione artistica più che del mestiere, ha mantenuto un'idea simile a quella che avevano Giotto, Raffaello o Michelangelo. Annigoni dipingeva per tanti, e in tanti riuscivano a riconoscersi nel suo modo di concepire l'arte ... »

Bernard Berenson scrisse di lui:
« Pietro Annigoni, non solo è il più grande pittore di questo secolo, ma è anche in grado di competere alla pari con i più grandi pittori di tutti i secoli » e « ... rimarrà nella storia dell’arte come il contestatore di un’epoca buia... »

Giorgio De Chirico nel libro «Memorie della mia vita» ha scritto: 
«Contrariamente a molti suoi colleghi, Annigoni è un gran lavoratore e possiede un mestiere di cui
la maggior parte dei pittori d’oggi, non parlo solo degli italiani, ma anche degli stranieri,
non hanno più la pallida idea. Pietro Annigoni lavora seriamente e va diritto per la sua
strada senza badare alle chiacchiere, agli snobismi, agli intellettualismi e alle scemenze di
questa nostra triste epoca e anche senza badare ai livori che la sua opera fa sorgere. Egli
è anche un forte disegnatore e acquafortista di prim’ordine».


Mi trovavo a Pisa per delle ricerche per la “Storia del Giornalismo” che stavo pubblicando. Il mio amico Gino Lepri aveva all’epoca una galleria d’arte in città. Era letteralmente innamorato di Annigoni, che il quel periodo lavorava agli affreschi a Pontebuggianese, e me lo volle presentare. Essenzialmente Annigoni era un uomo di cultura ma non lo sbandierava mai, ti colpiva per la sua modestia. Pensai subito “questo è un grande!”. Sono stato testimone della fatica fisica, dello sforzo dell’artista, arrampicato sulle impalcature, della sua attenzione ai dettagli, si che quando fu chiamato a lavorare alla Chiesa del Santo a Padova pretese sulle pareti gli stessi materiali di Pontebuggianese. 
Ci ritrovavamo spesso a cena, Annigoni era un amante della buona cucina e del buon vino. Spesso con noi oltre agli allievi c’erano le due maestranze, e rammento che ogni volta lasciava a fine pasto ai camerieri un disegno su un piattino o su un tovagliolo. Una volta un cameriere che pur sapeva che quel cliente era Annigoni, ma che evidentemente non si rendeva conto della sua importanza, gettò il tovagliolo in un cestino. Subito un cliente di un tavolo vicino si lanciò a recuperarlo, dando 10.000 lire di ricompensa a quel cameriere un po’ sprovveduto.
Fu Gino Lepri che per primo lanciò l’idea del volume. Capii che per quel nostro libro Annigoni aveva un suo piano preciso; volle un formato 50 x 70, molte tavole doppie. Pensava a una consacrazione di se stesso. 

Ennio Pittureri - tratto dal Corriere della Sera dal titolo Il Testamento del Maestro 25 Luglio 2010

Le opere presenti in questa pagina sono tutte tratte dal volume Pietro Annigoni a cura di Ugo Bellocchi - Edizioni Edison
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